L’ombra della Luce

Posted in Uncategorized on ottobre 7, 2009 by Nuit

“Difendimi dalle forze contrarie,
la notte, nel sonno, quando non sono cosciente;
quando il mio percorso, si fa incerto.
E non abbandonarmi mai…
Non mi abbandonare mai!
Riportami nelle zone più alte
in uno dei tuoi regni di quiete:
E’ tempo di lasciare questo ciclo di vite.
E non abbandonarmi mai…
Non mi abbandonare mai!
Perché le gioie del più profondo affetto,
o dei più lievi aneliti del cuore,
sono solo l’ombra della luce.
Ricordami, come sono infelice
lontano dalle tue leggi;
come non sprecare il tempo che mi rimane.
E non abbandonarmi mai…
Non mi abbandonare mai!
Perché la pace che ho sentito in certi monasteri,
o la vibrante intesa di tutti i sensi in festa,
sono solo l’ombra della luce”

Franco Battiato, L’ombra della Luce

Filosofi ed errori

Posted in R. Guénon on dicembre 8, 2008 by Nuit

[...] Sembra perfino che ai filosofi importi assai più porre dei «problemi», siano pur essi artificiali e illusori, che non risolverli: il che costituisce un aspetto del bisogno disordinato della ricerca per la ricerca, cioè dell’agitazione più vana, nell’ordine mentale nonché nell’ordine corporeo. A questi filosofi interessa altresì legare il loro nome ad un «sistema», cioè ad un insieme di teorie strettamente delimitato, che sia il loro e non significhi altro che l’opera loro. Donde il desiderio di esser originali ad ogni costo, perfino se la verità dovesse venir sacrificata a siffatta originalità. Per la reputazione di un filosofo vale assai più inventare un errore nuovo che ripetere una verità già espressa da altri. Questa forma di individualismo, cui si devono tanti «sistemi» contraddittori fra loro, se non pure in sé stessi, si ritrova peraltro in egual misura fra gli scienziati e gli artisti moderni. Ma è forse tra i filosofi che l’anarchia intellettuale, che ne è la conseguenza inevitabile, spicca più nettamente.

In una civiltà tradizionale è quasi incncepibile che un uomo pretenda di rivendicare la proprietà di una idea e, in ogni caso, in essa chi così facesse, con ciò stesso si priverebbe di ogni credito e di ogni autorità, poiché condannerebbe l’idea a non esser più che una specie di fantasia senza alcuna reale portata. Se una idea è vera, essa appartiene in egual modo a tutti coloro che sono capaci di comprenderla; se è falsa, non c’è da gloriarsi di averla inventata. Una idea vera non può essere «nuova», poiché la verità non è un prodotto dello spirito umano, essa esiste indipendentemente da noi, e noi abbiamo solo da conoscerla.

Fuor da tale conoscenza, non può che esservi l’errore. Ma, in fondo, forse che i moderni si preoccupano ancora della verità e sanno ancora ciò che essa significa?

René Guénon, La Crisi del Mondo Moderno

«Guai a voi, guide cieche!»

Posted in R.Guénon on dicembre 7, 2008 by Nuit

È difficilissimo far capire ai nostri contemporanei che vi sono cose le quali, per la loro stessa natura, non sono da discutersi. Invece di cercare di innalzarsi fino alla verità, l’uomo moderno pretende di farla scendere fino al proprio livello. [...]

Chi è qualificato per parlare in nome di una dottrina tradizionale non deve discutere con i «profani» e non deve indulgere in una qualsiasi «polemica». Egli deve solo esporre la dottrina così come è a coloro che possono comprenderla, denunciando in pari tempo l’errore dovunque esso si trovi, facendolo risultare tale col proiettare su di esso la luce della conoscenza vera. La sua funzione non è di suscitare una lotta e di compromettere con essa la dottrina, ma di formulare quel giudizio di cui egli ha la facoltà se davvero possiede i principi che debbono ispirarlo infallibilmente. Il dominio della lotta è quello dell’azione, è cioè il dominio individuale e temporale; il «motore immobile» desta e dirige il movimento senza esser da questo trasportato. La conoscenza illumina l’azione senza partecipare alle vicissitudini di essa. Così ogni cosa resta sul suo piano, nel grado che le corrisponde nella gerarchia universale.

Ma nel mondo della decadenza moderna dove si potrebbe trovare ancora una gerarchia? [...]  È l’inferiore che giudica il superiore, è l’ignoranza che impone limiti alla sapienza, è l’errore che scalza la verità, è l’umano che si sostituisce al divino, è la terra che va a predominare sul cielo, l’individuo facendosi la misura di tutte le cose e pretendendo di dettare all’universo leggi tratte tutta dalla sua ragione relativa e defettibile. «Guai a voi, guide cieche!» è detto nel Vangelo. Oggi si vedono infatti dappertutto ciechi che l’abisso, in una comune fine, se non verranno fermati in tempo.

René Guénon, La Crisi del Mondo Moderno

Norme e Paradossi dell’Alchimia Spirituale [Parte II]

Posted in F. Schuon on ottobre 6, 2008 by Nuit

Abbiamo visto come la pratica della concentrazione unificante proviene da un discernimento speculativo che la giustifica e addirittura la richiede. Ora, i supporti di questa concentrazione sono infinitamente vari a causa della complessità dell’uomo, distante riflesso dell’Infinità di Dio.

I metodi non sono sempre intelligibili a prima vista. Ad esempio, ci si può chiedere quale sia la rilevanza di una disciplina come la Cerimonia del Tè, che associa l’ascesi all’arte pur essendo materialmente basata su manipolazioni che appaiono a priori insignificanti, ma che sono nobilitate dalla loro sacralizzazione. Prima di tutto, bisogna considerare il fatto che nell’estremo oriente l’intuizione sensoriale è più sviluppata del dono speculativo, e poi anche che il senso pratico e il senso estetico, così come la propensione al simbolismo, sono alla base del suo temperamento spirituale. Nella Cerimonia del Tè, l’atto simbolico e moralmente corretto – l’atto “profondo”, se vogliamo – dovrebbe suscitare una sorta di anamnesi platonica, o coscienza unificante, mentre nell’uomo bianco orientale e occidentale è l’Idea che dovrebbe portare all’atto corretto e virtuoso. Per grandi linee, l’uomo di razza gialla va dall’esperienza sensoriale a quella intellettiva, mentre con l’uomo bianco ha luogo il contrario: iniziando da concetti o da immagini mentali abituali, capisce e classifica i fenomeni senza, tuttavia, sentire la necessità di integrarli consciamente nella sua vita spirituale, eccetto per caso o quando si tratti di simboli tradizionalmente accettati.

Gli uomini sono diversi, ad alcuni piace esprimersi con sottili allusioni per timore di limitare il reale, mentre altri preferiscono l’espressione diretta e analitica per timore di essere imprecisi. Il mondo è bello perché è vario, ma le possibilità possono combinarsi, in quanto l’uomo non è un sistema chiuso. Oltretutto, non si può fare a meno di definire le cose, ma bisogna aver cura di non limitarle troppo nel definirle; e se l’espressione discorsiva è un’arma a doppio taglio è perché la realtà presenta mille sfaccettature.

La Cerimonia del Tè dimostra che dovremmo svolgere tutte le attività e le mansioni della vita quotidiana secondo una perfezione primordiale che è puro simbolismo, coscienza pura dell’Essenziale, bellezza perfetta e padronanza di sé.

L’intenzione è essenzialmente la stessa nelle iniziazioni artigianali occidentali, incluso l’Islam, ma in questo caso le loro basi formali sono la produzione di oggetti utili e non il simbolismo dei gesti; così, parallelamente al suo lavoro, il marmista mira a formare la sua anima in vista dell’unione con Dio. In questo modo si può trovare un modello spirituale in tutti i mestieri e in tutte le arti, come ad esempio nel mondo musulmano, dove ogni attività professionale o casalinga è un tipo di rivelazione associata a uno dei profeti del Corano. Per ciò che riguarda gli aderenti allo Zen, non è vanamente che essi cercano con zelo la loro ispirazione nella “vita ordinaria”, poiché, in quanto intessuta di simbolismo, racchiude misteriosamente in sé la “natura del Buddha”.

Tutto ciò suscita dei quesiti sul Simbolo e sul simbolismo: qual è il ruolo del Simbolo nell’economia della vita spirituale? Abbiamo appena mostrato che l’oggetto di concentrazione non è necessariamente un’idea, ma può essere anche un segno simbolico, un suono, un’immagine o un’attività. Il monosillabo Om, i diagrammi mistici, i mandala e le immagini delle Divinità sono, a modo loro, veicoli di consapevolezza dell’Assoluto privi di elementi dottrinali: la “contemplazione della Signora Nuda”, in certi circoli di Troubadour o di Fedeli d’Amore, suggerisce una visione dell’Infinito e dell’Essere Puro – ovvero non una seduzione, ma una catarsi. La preminenza dell’Idea o del Simbolo è una questione di opportunità piuttosto che di principio; secondo la natura delle cose, le modalità del Sentiero sono diversificate come lo sono gli uomini, e complesse come l’anima umana. Ma qualunque sia il nostro punto di partenza – idea, simbolo o la loro combinazione – vi è anche, essenzialmente, la concentrazione sul Vuoto, la concentrazione fatta di certezza e serenità. Come disse Shankara: “Ciò che è cessazione di agitazione mentale, la Pace suprema che è il vero Benares, questo è ciò che sono”.

Norme e Paradossi dell’Alchimia Spirituale [Parte I]

Posted in Alchimia, F. Schuon on ottobre 5, 2008 by Nuit

Il presupposto essenziale del pensiero metafisico è l’intellezione, o, diciamo, l’intuizione intellettuale. Quest’ultima non è certo una questione di sentimento, si tratta bensì di intelligenza pura. Senza questa intuizione, la speculazione metafisica non è che un opaco dogmatismo, un impreciso raziocinio. E’ ovvio che un pensiero speculativo privo delle sue basi intuitive non sarebbe in grado di preparare il terreno alla Gnosi: la Conoscenza diretta, concreta e assoluta. Bisogna precisare che le eventuali lacune della mente umana non sono dovute a cause fortuite, bensì al kali-yuga, l’epoca oscura che, oltre ad altre forme di decadenza, provoca l’indebolimento progressivo dell’intellezione pura e delle propensioni ascensionali dell’anima. È da qui che origina il bisogno delle Rivelazioni religiose, ed è da qui che nasce anche il problematico fenomeno delle filosofie infondate e divergenti. Ma l’uomo rimane sempre uomo, “a immagine e somiglianza di Dio”: niente può impedire, neanche in questi millenni di oscurità, il fiorire della saggezza propria della Sophia Perennis, come le Upanishad, i Brahma-Sûtras e l’Advaita-Vedânta.
Il contenuto della Dottrina universale e primordiale, espresso in termini vedantici, è il seguente: “Brahma è Realtà; il mondo è apparenza; l’anima non è altro che Brahma”. Queste sono le tre grandi tesi della metafisica integrale: una positiva, una negativa, una unificante.In riferimento alla seconda affermazione, è importante capire che la “apparenza” dà luogo a due interpretazioni complementari: in base alla prima di queste, il mondo è illusione, è il nulla; in base alla seconda, è Manifestazione Divina. Vi sono compensazioni in ambedue gli ambiti, ma, a grandi linee, il primo di questi punti di vista è sostenuto da Shankara e Shivaismo, il secondo da Ramanuja e Vishnuismo. La terza affermazione fondamentale sotto un certo aspetto segna il passaggio da “Verità” a “Sentiero”, o, diciamo, da Dottrina a Metodo: dal momento che l’anima non è “altro che Brahama”, la sua vocazione è quella di trascendere il mondo. In altre parole, dato che l’intelletto umano ha, per definizione, la capacità di concepire e realizzare l’Assoluto, questa possibilità è la sua Legge: la concentrazione attiva e unificante è generata dal discernimento speculativo. Alla teologia si congiunge l’orazione: “Prega senza posa”.

Ma vi è ancora un’altra dimensione da considerare, si tratta del clima morale, sotto certi aspetti “estetico”, della spiritualità alchemica. Questo clima costituisce fondamentalmente ciò che viene chiamato la “qualificazione iniziatica”. La Verità e il Sentiero devono essere accompagnate dalle Virtù, ovvero le qualità umane di umiltà, carità, giustizia e dignità: conoscenza rigorosa di se stessi, comprensione benevola degli altri, percezione imparziale della natura delle cose, partecipazione interiore ed esteriore nel “Motore Immobile” – nell’immutabile Archetipo o nell’Essere Supremo. Non vi è sâdhana senza dharma, non vi è alchimia spirituale senza nobiltà di carattere: “La bellezza è lo splendore del Vero”.

Il punto di partenza del Sentiero è la Dottrina, la cui origine è la Rivelazione. L’uomo accetta la Rivelazione per mezzo dell’intuizione intellettiva, o per mezzo di quel certo senso di Verità, o Realtà, che chiamiamo fede. È poco probabile che un uomo nasca con la conoscenza della Dottrina integrale, ma in casi molto eccezionali è possibile che possegga dalla nascita la certezza dell’Essenziale.

L’intelligenza attraverso cui comprendiamo la Dottrina, è l’intelletto, o la ragione. La ragione è lo strumento dell’intelletto. E’ con la ragione che l’uomo comprende i fenomeni naturali fuori e dentro di sé e, parallelamente ai mezzi di espressione offerti dal simbolismo con cui si traspone la conoscenza intuitiva nell’ordine del linguaggio, è con essa che può descrivere il soprannaturale. La funzione della facoltà razionale può essere quella di causare un’intuizione spirituale attraverso un concetto; la ragione è allora la pietra focaia che accende la scintilla. Il limite dell’Inesprimibile varia a seconda della struttura mentale: ciò che è al di là di ogni espressione per alcuni può essere facilmente esprimibile per altri.

Si è fin troppo pronti a credere che un testo metafisico sia una creazione della ragione solo perché ha la forma di una dimostrazione logica, mentre la ragione in questo caso non è che il metodo di trasmissione. Ci sono mistici che si disinteressano di un dato testo perché è logico, cioè perché credono che sia necessario trascendere questo piano, come se la logica fosse un segno di ignoranza o illusione quando si tratta piuttosto di un riflesso della Causalità universale nella nostra mente.

Secondo alcuni indirizzi di pensiero ostili all’espressione discorsiva, il desiderio di trascendere il piano della logica è associato al desiderio di trascendere la “scissione” tra il soggetto e l’oggetto. Questa opposizione complementare non impedisce al conosciuto – qualunque sia la situazione del conoscitore – di essere del tipo più elevato. Il soggetto e l’oggetto non sono avversari, essi si uniscono in una fusione che, a seconda del contenuto della percezione, può avere una virtù interiorizzante e liberatoria, i cui esempi principali sono il piacere estetico e l’unione d’amore. Nell’Atmâ, la triade Sat, Chit, Ananda, “Essere, Coscienza, Beatitudine”, non sono un fattore di scissione. Analogamente, sulla Terra le dimensioni di spazio fisico non impediscono allo spazio di essere uno, così che non percepiamo in esso alcuna spaccatura.

Ciò che noi rimproveriamo a coloro che disdegnano il “raziocinio metafisico” e “l’opposizione soggetto-oggetto” non è tanto una certa posizione, bensì l’esagerazione che ne risulta o che di essa si nutre. L’eccesso è nella natura umana, la devota esagerazione è inevitabile nel complesso, come lo è una mentalità faziosa. Non ricordiamo chi abbia detto “tutto ciò che è eccessivo è insignificante”. Questo è alquanto vero, ma non perdiamo di vista il fatto che, sul piano religioso, l’iperbole vela un’intenzione infine misericordiosa. È quindi una questione di upâya, di uno “stratagemma di salvezza”. Senza dubbio, le voci di saggezza che esotericamente condannano o giustificano le “sacre assurdità” possono sembrare “eretiche” dal punto di vista di un’ortodossia letterale, ma “Dio conosce i Suoi”; l’Intelletto Divino non è limitato da una certa teologia o una certa morale. Secondo la regola, ciò che è verità salva; secondo la Grazia, ciò che salva è verità.

Senza dubbio, i sostenitori di un intuizionismo simbolista e anti-intellettuale commettono un errore nel rimproverare l’intelligenza speculativa di non essere vera Conoscenza – cosa che non sostiene di essere – e nel concludere che sia un ostacolo al Sentiero. È evidente che la conoscenza teorica è uno stadio indispensabile del pellegrinaggio verso la Conoscenza totale. L’uomo è un essere pensante, non può eludere il pensiero: “In principio era il Verbo”.

Vi è una prospettiva di Trascendenza e vi è una prospettiva di Immanenza. L’una deve essere trovata nell’altra, come a modo suo è dimostrato dallo Yin-Yang taoista. Vi è una Trascendenza soggettiva come vi è una Immanenza oggettiva: l’intelletto è trascendente in relazione all’individuo, come il Creatore è immanente in ciò che ha creato.

Ma anche qui – a dispetto di questi due Misteri – vi sono le divergenze di coloro che fanno di ogni complemento un’alternativa: alcuni credono che tutto debba cadere dal Cielo; altri credono che tutto può e deve venir fuori dai nostri stessi sforzi. Ora, la mente umana, essendo teomorfica, possiede di norma un potere sovrannaturale, ma qualsiasi siano le prerogative della nostra natura, non possiamo fare nulla senza l’aiuto di Dio, poiché è Lui che causa la nostra partecipazione nella Conoscenza che Lui ha di Se Stesso.

Nel buddismo giapponese, si distingue tra il “proprio potere”, jiriki, e il “potere degli altri”, tariki. Il primo si riferisce all’Immanenza e il secondo alla Trascendenza. Il primo significa che tutto, nel Sentiero, dipende dalla nostra forza e dalle nostre iniziative. Il secondo significa che tutto dipende dalla Grazia celeste. In realtà, anche qualora predomini uno dei due punti di vista, essi devono essere amalgamati, poiché da una parte non possiamo salvare noi stessi facendo affidamento interamente sulla nostra forza, e dall’altra il Cielo non ci aiuterà se noi, che siamo stati creati intelligenti e liberi, non collaboriamo alla nostra stessa salvezza.

Frithjof Schuon

La Scienza Sacra

Posted in Uncategorized on settembre 29, 2008 by Nuit

[...] Nelle civilità di tipo tradizionale l’intuizione intellettuale è il principio di tutto. In altri termini, la pura dottrina metafisica costituisce l’essenziale e il resto vi si connette a titolo di conseguenza o di applicazione ai diversi ordini delle realtà contingenti.

Così stanno visibilmente le cose in fatto di istituzioni sociali e lo stesso vale per le scienze, cioè per le conoscenze riferentisi al dominio del relativo, le quali, in tali civiltà, appaiono essere semplici dipendenze, quasi prolungamenti o riflessi della conoscenza assoluta concernente i principi. Così tutto segue un vero criterio gerarchico: il relativo non vien concepito come inesistente, cosa che sarebbe assurda; esso vien preso in considerazione nella misura in cui lo merita e vien messo nel suo giusto posto, che può essere solo secondario e subordinato. E sul piano del relativo esistono anche gradi molto diversi, secondo che si tratti di cose più o meno lontane dal dominio dei principi.

René Guénon, La Crisi del Mondo Moderno

Il discorso di Dio all’uomo

Posted in Uncategorized on settembre 25, 2008 by Nuit

17. Stabilì infine l’attimo artefice che a colui cui non si poteva dare nulla di proprio fosse comune quanto apparteneva ai singoli13.

18. Prese perciò l’uomo, opera dall’immagine non definita14, e postolo nel mezzo del mondo15 così gli parlò: «Non ti abbiamo dato, o Adamo, una dimora certa, né un sembiante proprio, né una prerogativa peculiare affinché avessi e possedessi come desideri e come senti la dimora, il sembiante, le prerogative che tu da te stesso avrai scelto.

19.La natura agli altri esseri, una volta definita, è costretta entro le leggi da noi dettate.

20. Nel tuo caso sarai tu, non costretto da alcuna limitazione, secondo il tuo arbitrio, nella cui mano ti ho posto, a decidere su di essa.

21. Ti ho posto in mezzo al mondo, perché di qui potessi più facilmente guardare attorno a quanto è nel mondo.

22. Non ti abbiamo fatto né celeste né terreno, né mortale né immortale16, perché come libero, straordinario17plasmatore e scultore di te stesso, tu ti possa foggiare da te stesso nella forma che avrai preferito.

23. Potrai degenerare nei esseri inferiori, che sono i bruti; potrai rigenerarti, secondo la tua decisione, negli esseri superiori, che sono divini».

Pico della Mirandola, La Dignità dell’Uomo

Esoterismo ed Exoterismo

Posted in Uncategorized on settembre 24, 2008 by Nuit

[...] L’esoterismo è veramente, in rapporto all’exoterismo religioso, ciò che è lo spirito nei confronti del corpo, talché, quando una religione abbia perduto ogni punto di contatto con l’esoterismo, in essa non c’è più che «lettera morta» e formalismo incompreso, giacché ciò che la vivificava era la comunicazione effettiva con il centro spirituale del mondo, e quest’ultima può essere stabilita e mantenuta coscientemente soltanto dall’esoterismo e dalla presenza di una organizzazione iniziatica vera e regolare.

René Guénon, Considerazioni sull’Iniziazione

Molteplicità e Opposizione

Posted in Guénon on settembre 23, 2008 by Nuit

Quando abbiamo accennato a certe opposizioni non intendevamo assolutamente riferirci alle vie molteplici che possono essere rappresentate da altrettante organizzazioni iniziatiche particolari, sia in corrispondenza con forme tradizionali diverse, sia in una stessa forma tradizionale. Tale molteplicità si rende necessaria a causa dell’esistenza stessa delle differenze di natura fra gli individui, acciocché ciascuno di essi possa trovare ciò che ‑ essendogli conforme ‑ gli permetterà di sviluppare le sue possibilità proprie; se lo scopo è uguale per tutti, i punti di partenza sono indefinitamente diversificati, e paragonabili alla molteplicità dei punti di una circonferenza, dalla quale partono altrettanti raggi che confluiscono tutti nell’unico centro, e sono in tal modo l’immagine delle vie delle quali è qui questione. In tutto ciò non vi è traccia di opposizione, ma ‑ al contrario ‑ una perfetta armonia; in realtà, non può esserci opposizione se non quando certe organizzazioni siano, a motivo delle circostanze contingenti, chiamate a rappresentare una parte in qualche modo accidentale, esteriore nei confronti dello scopo essenziale dell’iniziazione, e tale da non influire in nessun modo su di esso.

Si potrebbe però credere, da certe apparenze ‑ e di fatto spesso si crede ‑, che esistano iniziazioni che siano, in quanto tali, opposte le une alle altre; ma si tratta di un errore, ed è assai facile comprendere perché nella realtà le cose non possano stare in questo modo. In effetti, poiché in principio non c’è che una Tradizione unica, dalla quale deriva ciascuna forma tradizionale ortodossa, parimenti non può esserci se non un’iniziazione unica nella sua essenza, benché sotto forme diverse e con modalità molteplici; dove manca la «regolarità», vale a dire dove non c’è ricollegamento a un centro tradizionale ortodosso, non si ha più a che fare con la vera iniziazione, ed è soltanto in modo abusivo che in un tale caso ci si potrà ancora servire di questo termine.

René Guénon, Considerazioni sull’Iniziazione

I Centri Iniziatici

Posted in R.Guénon on settembre 22, 2008 by Nuit

[Dai centri spirituali]  procede, direttamente o indirettamente, ogni trasmissione regolare, centri secondari ricollegati essi stessi al centro supremo che conserva il deposito immutabile della Tradizione primordiale, dal quale sono derivate tutte le forme tradizionali particolari per adattamento a queste o quelle circostanze definite di tempo e di luogo. In un altro studio abbiamo fatto vedere come simili centri spirituali siano costituiti a immagine del centro supremo, del quale sono in qualche modo altrettanti riflessi [...].

Per cominciare, è facile capire come il ricollegamento al centro supremo sia indispensabile perché sia assicurata la continuità di trasmissione delle influenze spirituali a partire dalle origini stesse della presente umanità (dovremmo anzi dire dal di là di tali origini, poiché ciò di cui è questione è «non-umano») e attraverso tutta la durata del suo ciclo d’esistenza; così è di tutto quel che abbia un carattere veramente tradizionale, anche per le organizzazioni exoteriche, religiose o d’altro genere, per lo meno al loro punto di partenza; a maggior ragione così è nella sfera iniziatica. Nello stesso tempo, è tale ricollegamento che mantiene l’unità interiore ed essenziale esistente sotto la diversità delle apparenze formali, ed è ‑ di conseguenza ‑ la garanzia fondamentale dell’«ortodossia», nel vero senso della parola. Soltanto che occorre comprendere bene che simile ricollegamento può non mantenersi sempre cosciente, e ciò è persin troppo evidente nell’ambito exoterico; per contro, sembra che cosciente debba essere sempre nel caso delle organizzazioni iniziatiche, una delle ragioni d’essere delle quali è precisamente, assumendo quale punto d’appoggio una determinata forma tradizionale, di permettere di passare di là da tale forma e di elevarsi in tal modo dalla diversità all’unità.

Inoltre, è importante osservare che un’organizzazione iniziatica può discendere dal centro supremo, non in modo diretto, ma per l’intermediazione di centri secondari e subordinati, caso che è anzi fra i più abituali; come in ogni organizzazione esiste una gerarchia di gradi, così esistono fra le organizzazioni stesse gradi che potremmo chiamare di «interiorità» ed «esteriorità» relativa; ed è chiaro che sono le organizzazioni più esteriori, ossia quelle più lontane dal centro supremo, a essere anche quelle nelle quali più facilmente può perdersi la consapevolezza del ricollegamento a quest’ultimo. Quantunque il fine di tutte le organizzazioni iniziatiche sia essenzialmente lo stesso, ve ne sono che si situano in qualche modo a livelli differenti per quanto riguarda la loro partecipazione alla Tradizione primordiale (cosa che però non vuol dire che fra i loro membri non ce ne possono essere che abbiano raggiunto uno stesso grado di conoscenza effettiva); né c’è ragione di stupirsene, se si osserva che le stesse forme tradizionali differenti non tutte derivano immediatamente dalla medesima fonte originaria; la «catena» può contare un numero più o meno grande di anelli intermedi senza che esista con ciò alcuna soluzione di continuità.

René Guénon, Considerazioni sull’Iniziazione