La storia del capro espiatorio è molto antica. Se ne trovano tracce già nella tradizione ebraica quando, nelle celebrazioni dello Yom Kippur (ricorrenza religiosa ebraica che celebra il giorno dell’ espiazione), una capra veniva allontanata dalla natura selvaggia.
Questa figura viene ripresa anche nella letteratura e nella mitologia greca. È il caso del Mito di Edipo. Laio, avvertito da una profezia che il figlio appena nato lo avrebbe ucciso, lo espone in modo tale da evitare la disgrazia che sarebbe incorsa sulla sua famiglia.
Ma Edipo diviene capro espiatorio solo successivamente, ovvero quando si acceca e maledice la sua stirpe. È solo in questo modo che il regno si potrà salvare dalla pestilenza.
Sembrano leggende e riti ormai lontani, non concernenti la società attuale. Ma in realtà il capro espiatorio si è solo evoluto. Non è più il singolo o l’animale, è un’istituzione, un uomo politico, la pubblicità, qualsiasi cosa di sufficientemente “visibile”. Troppo difficile guardare in se stessi, si impiega il proprio tempo nel riversare odio verso gli altri.
Un odio che spesso non trova sfogo reale se non su pagine di libri, di blog e di forum.





