La Fontana
«…Una notte avvenne che dovessi studiare per una disputa all’indomani: Trovai una piccola Fontanella, bella e chiara, tutta circondata da una bella pietra. La pietra stava sopra di un vecchio incavo di Quercia e tutt’intorno era fiancheggiata da mura, per timore che le Mucche, le altre Bestie ed i Volatili non vi si bagnassero. Allora avevo un gran desiderio di dormire e mi sedetti sulla Fontana, e vidi che era coperta in alto ed era chiusa.
Passò di lì un anziano Sacerdote avanti negli anni: E gli chiesi per quale motivo la Fontana fosse chiusa sopra e sotto e da ogni lato. Fu buono e cortese, e cominciò così a dirmi: “Signore, davvero questa fontana è di straordinaria virtù come nessun’altra al mondo; ed è solo per il Re del Paese, che essa conosce bene come anch’egli la conosce. Poiché mai il Re passa di qui senza che la fontana lo attiri a sé. Ed egli vi fa il bagno duecentottantadue giorni. Ed essa ringiovanisce talmente il Re che non vi è Uomo che lo possa vincere…”.
Tornai quindi alla Fontana di nascosto, cominciai ad aprire tutte le chiusure fatte a misura; e cominciai a guardare il mio Libro, che avevo vinto, e per via del suo grande splendore (quanto era il mio desiderio di dormire), cadde nella Fontana, ed io ne rimasi corrucciato e meravigliato. Infatti volevo conservarlo a mio onore, essendomelo guadagnato. Mi misi dunque a guardare dentro, ma lo persi completamente di vista. Cominciai così a svuotare la Fontana, e lo svuotai così bene e accuratamente che non vi rimase che la decima delle dieci parti. E mentre credevo di svuotare tutto, restavano tutte intere. E mentre mi affannavo a far questo, sopraggiunse all’improvviso della Gente, e non potei più estrarre l’acqua. Ma prima di andarmene, avevo chiuso bene tutte le aperture, di modo che non vedessero che avevo svuotato la Fontana né che vi avessi guardato e quindi mi portassero via il Libro. Allora il calore del Bagno, che era tutt’intorno per bagnare il Re, si accrebbe e si accese, e per la malefatta restai in prigione per quaranta giorni, uscii di prigione, tornai a guardare la Fontana. Vidi nuvole nere e cupe che ristettero a lungo; ma insomma, alla fine di tutto vidi tutto ciò che il mio cuore desiderava, e non feci più fatica. Così, anche tu non ne farai, se non ti svierai su una strada funesta e sbagliata, non facendo le cose che la Natura richiede».
Bernardo Trevisano, citato in Alchimia di Titus Burckhardt
Luglio 31, 2007 a 12:34 pm
Sarà il caldo, ma mi sfugge il senso di questo aneddoto..
.o)
Luglio 31, 2007 a 1:22 pm
Si riferisce all’Opera alchemica. Se ti interessa, riporto il tratto precedente. Il senso del brano è brillantemente esplicato da Burckhardt.