Archivio per Aprile 13, 2008

Scienza Tradizionale e Scienza Moderna

Posted in Titus Burckhardt on Aprile 13, 2008 by Nuit

La scienza tradizionale (al-’ilmu-t-taqlidi) e la scienza moderna hanno poco o niente in comune: esse non crescono dalla stessa radice e non producono gli stessi frutti. Chi dice tradizione, dice trasmissione; si tratta infatti di una trasmissione essenziale d’origine non umana, destinata ad assicurare la continuità essenziale di un’influenza spirituale e di una scienza integrale che, in caso di perdita, non potrebbero essere ricostruite mediante uno sforzo umano. Ben diversa è la natura della scienza moderna, fondata sull’esperienza sensibile, dunque su qualcosa che è in via di principio accessibile a tutti, talché può sempre, tale scienza, essere ricostruita a partire da zero, a condizione, naturalmente, che si disponga di esperienze sufficienti. Questa condizione è d’altronde difficile da soddisfare, poiché le esperienze scientifiche e le conclusioni che se ne traggono si accumulano con una rapidità tale da rendere praticamente impossibile una visione d’insieme.

L’esperienza sensibile, praticata metodicamente e come unico approccio alla realtà, si perde nella moltitudine indefinita dei fenomeno fisici e rischia per questo stesso motivo di perdere di vista il proprio punti di partenza: l’uomo nella sua natura integrale, l’uomo che non si riduce a un semplice dato fisico, ma è al contempo corpo, anima e spirito (jasad, nafs, ruh).

Provate a chiedere alla scienza moderna: che cosa è l’uomo? Essa si limiterà a tacere, conscia dei propri limiti; oppure, se risponderà, dirà che l’uomo è un animale dalle facoltà cerebrali particolarmente sviluppate. E se domanderete quale sia l’origine di questo animale, essa vi parlerà di una catena infinita di coincidenze, di accidenti, di casi fortuiti. Come dire che l’esistenza dell’uomo non ha alcun senso.

Chiedete alla scienza tradizionale: che cosa è l’uomo? Essa vi risponderà con metafore – i racconti biblico e coranico della creazione di Adamo – che si sarebbe tentati di respingere come mitologia desueta, se non si intuisse che tali storie sacre implicano una profonda visione dell’uomo, troppo profonda per essere racchiusa in definizioni razionali. E il primo dato che ne ricaviamo è che l’uomo ha una causa unica, la quale si situa al di là di tutte le contingenze, e che la sua esistenza sulla terra ha un senso. Questo senso – o questa visione dell’uomo – non ha nulla a che fare con una scienza empirica: non lo si potrebbe ricostruire partendo dall’esperienza e dal ragionamento, poiché esso concerne l’uomo non sotto il rapporto della sua esistenza spaziale e temporale, ma “sotto il rapporto dell’eternità”, se così è lecito esprimersi.

La tradizione, in tutte le sue forme, è essenzialmente un ricordo (dhikra) di questa visione intemporale dell’uomo e della sua origine, si tratti della trasmissione di leggi e usanze sacre o della trasmissione del loro significato spirituale, nella misura in cui quest’ultimo può venire trasmesso da uomo a uomo, vale a dire nella misura in cui i maestri sono autorizzati ad esporlo e i discepoli sono pronti a riceverlo.

“Errori scientifici”, eliocentrismo e geocentrismo

Posted in Astrologia, F. Schuon, Titus Burckhardt on Aprile 13, 2008 by Nuit

Mohyddin Ibn ‘Arabi inserisce i dati dell’astrologia ermetica nell’edificio della sua cosmologia, che egli riassume mediante uno schema di sfere concentriche, prendendo come punto di partenza e come termine di paragone il sistema geocentrico del mondo planetario quale era concepito dall’astrologia medievale. La polarizzazione «soggettiva» di questo sistema – intendiamo dire il fatto che la posizione dell’essere umano serva da punto fisso al quale verranno rapportati tutti i movimenti degli astri – simbolizza qui il ruolo centrale dell’uomo nell’insieme cosmico, di cui egli è il fine e il centro di gravità. Questa prospettiva simbolica non dipende naturalmente dalla realtà puramente fisica o spaziale, la sola che sia considerata dall’astronomia moderna, del mondo degli astro; il sistema geocentrico, essendo conforme alla realtà così come si presenta immediatamente agli occhi umani, possiede in se stesso tutta la coerenza logica che un insieme di conoscenze deve avere per poter costituire una scienza esatta. La scoperta del sistema eliocentrico, che corrisponde a uno sviluppo possibile e omogeneo, ma molto particolare della conoscenza empirica del mondo sensibile, non potrebbe mai dimostrare nulla contro la posizione centrale dell’essere imano nel cosmo; soltanto, la possibilità di concepire il mondo planetario come se lo si contemplasse da una posizione non umana, e addirittura come se si potesse fare astrazione dell’esistenza dell’essere umano – di cui la coscienza resta comunque il «contenente» di tutti questi concetti – aveva prodotto uno squilibrio intellettuale che mostra decisamente un’estensione «artificiale» della conoscenza empirica a qualcosa di anormale, e che dal punto di vista intellettuale non è soltanto indifferente, ma addirittura dannoso. La scoperta dell’eliocentrismo ha avuto degli effetti simili a quelli di certe volgarizzazioni dell’esoterismo; pensiamo soprattutto a quelle inversioni di prospettiva proprie della speculazione esoterica; il confronto dei simbolismi rispettivi dei sistemi geocentrici ed eliocentrici mostra chiaramente cosa sia una tale inversione: in realtà, il fatto che il sole, fonte della luce di tutti i pianeti, sia ugualmente il polo che regge i loro movimenti, comporta come per ogni cosa esistente un simbolismo evidente e rappresenta in realtà, sempre dal punto di vista simbolico e spirituale, un punto di vista complementare a quello dell’astronomia geocentrica.

Titus Burckhardt in “La Chiave Spirituale dell’Astrologia Musulmana

Gli “errori scientifici” dovuti a una soggettività collettiva traducono un autentico simbolismo e di conseguenza delle “verità”, che sono evidentemente indipendenti dai semplici fatti che le veicolano in modo del tutto provvisorio. [...] Bisogna aggiungere che la distruzione del simbolismo naturale e immediato dei fatti – quali la forma piana della terra o il movimento circolare del sole – comporta dei gravi inconvenienti per la civiltà in cui essa si produce, come è dimostrato ampiamente dalla civiltà occidentale.

F. Schuon, Fatalité et progrès