«Per far risplendere le virtù naturali nel cuore di tutti gli uomini, gli antichi prìncipi si adoperavano prima di tutto a ben governare ciascuno il proprio principato. Per ben governare il loro principato essi mettevano prima di tutto il buon ordine nelle loro famiglie. Per mettere il buon ordine nelle loro famiglie, lavoravano prima di tutto a perfezionare se stessi. Per perfezionare se stessi, disciplinavano prima di tutto i battiti del loro cuore. Per disciplinare i battiti del loro cuore, rendevano perfetta innanzitutto la volontà. Per rendere perfetta la loro volontà, sviluppavano il più possibile le loro conoscenze. Le conoscenze si sviluppano penetrando la natura delle cose. Penetrata la natura delle cose, le conoscenze raggiungono il loro grado più elevato. Quando le conoscenze sono arrivate al loro grado più elevato, la volonà diventa perfetta. Perfetta la volontà, i battiti del cuore diventano regolari. Regolati i battiti del cuore, l’uomo tutto è privo di difetti. Dopo aver corretto se stessi, si stabilisce l’ordine nella famiglia. Posto ordine nella famiglia, il principato è ben governato. Ben governato il principato, presto tutto l’impero fruisce della pace»
Archivio per Giugno, 2008
L’apologo del cieco e del paralitico
Posted in Esoterismo, R.Guénon on Giugno 4, 2008 by NuitSi ricordi l’apologo molto noto, ma poco compreso in Occidente, del cieco e del paralitico, che rappresenta in effetti, in uno dei suoi significati più importanti, i rapporti tra vita attiva e vita contemplativa: l’azione abbandonata a se stessa è cieca e l’immutabiilità essenziale della conoscenza si traduce esteriormente in un’immobilità paragonabile a quella del paralitico.
Il punto di vista della complementarietà è raffigurato dall’aiuto reciproco tra i due uomini ciascuno dei quali supplisce con le proprie facoltà alle manchevolezze dell’altro.
Oro Filosofico
Posted in Alchimia, Esoterismo on Giugno 3, 2008 by Nuit“Non per niente i filosofi hanno dato allo zolfo, o fuoco, il nome oro, poiché è davvero oro sia in essenza che in sostanza, ma molto più perfetto dell’oro comune. È un oro che è completamente zolfo, o piuttosto un vero zolfo d’oro, un oro che è totalmente fuoco, o il vero fuoco dell’oro che cresce nelle caverne e nelle miniere filosofiche; un oro che non può essere cambiato o superato da alcun altro elemento; un oro assai stabile in cui vi è soltanto stabilità; un oro assai puro perché è la purezza stessa; un oro assai potente poiché senza di esso tutto il resto languisce; un oro balsamico poiché preserva i corpi dalla decomposizione; un oro animale poiché è l’anima degli elementi dell’intera natura inferiore; un oro minerale poiché è di zolfo, di argento vivo, di sale; un oro etereo poiché la sua natura è celeste ed è un vero cielo terreno velato da un altro cielo; infine è un oro solare, poiché è il figlio legittimo del Sole e il vero Sole della Natura; il suo potere dona forza agli elementi il cui calore vivifica le anime e il cui movimento porta la Natura intera al movimento; dalla sua influenza si eleva il potere delle cose, poiché è l’influenza della luce, una parte dei cieli, il sole inferiore e la Luce della Natura, senza cui persino la scienza sarebbe cieca; senza il suo calore la ragione sarebbe stupida; senza i suoi raggi l’immaginazione sarebbe morta; senza le sue influenze lo spirito è sterile; e senza la sua luce l’intelletto rimarrebbe nel buio eterno”
I custodi del segreto – brevi estratti
Posted in Uncategorized on Giugno 1, 2008 by NuitLa lode sia resa ad Allah, Che ha prescelto alcuni dei Suoi servi, facendo di essi le Sue guide sulla terra. Egli ha abbellito il loro aspetto esteriore con l’adorazione a Lui resa e ha illuminato la loro interiorità con la Sua conoscenza e il Suo amore, ha fornito loro l’indicazione per conoscere la propria anima individuale (nafs); li ha messi in condizione di dominarla, facendogliene riconoscere gli inganni e li ha assistiti nel disprezzare quest’anima e nel ridurla a poco. [...]
[I Malamatiyya] sono gente intimamente vicina ad Allah, il Quale custodisce il loro segreto e li nasconde dietro la cortina dell’apparenza esteriore. Essi sono con la creazione in quanto creature, non si distinguono da loro nei mercati e nell’esercizio di un mestiere; ma sono con Allah nella loro realtà intima. La loro interiorità biasima il loro aspetto esteriore per la compiacenza che questo manifesta verso la creazione e perché con essa si dimostra come la generalità della gente. Il loro aspetto esteriore biasima la loro interiorità perché essa risiede in prossimità del Vero e non si cura della manifestazione e dell’insieme delle opposizioni; questo è lo stato delle guide e dei signori.
[...]
Le più grandi barriere che possano interporsi tra l’uomo e Allah sono tre: la scienza per il sapiente, l’adorazione per il devoto e la rinuncia per l’asceta. Il sapiente, se si rendesse conto che la scienza che possiede, quella di tutte le creature riunite e di ciò che Allah Altissimo ha rivelato al mondo non rappresenta che una sola linea di ciò che il Calamo divino ha vergato sulla Tavola custodita; e se considerasse quindi cos’è la sua scienza in rapporto con l’insieme delle conoscenze che Allah Altissimo ha manifestato alle creature, comprenderebbe che l’orgoglio per essa e il considerarla bella sono un errore puro. E l’asceta, se sapesse che Allah, Benedetto e altissimo, ha chiamato questo mondo con [tutte] le sue gioie “poco”, [comprenderebbe] quanto ancora meno sarà ciò che egli possedeva, e quindi quanto valeva il possesso a cui ha rinunciato; comprenderebbe così come la rinuncia a ciò che possedeva non meriti di essere motivo di presunzione. Se il devoto comprendesse il favore di Allah Altissimo su di lui, [favore] che lo ha messo in condizione di ricolgerGli le sue adorazioni, sparirebbe l’importanza che egli attribuisce alle sue adorazioni, in quanto egli scorgerebbe il favore di Allah Altissimo su di lui.
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Chi non considera ciò che è presente nella sua coscienza come dovuto a una necessità naturale (idtirar), i suoi «istanti» interiori come illusioni ingannevoli (ightirar), i suoi stati come una trappola, le sue parole come un’invenzione, la sua devozione come un atto interessato in vista di una ricompensa (ijtiza’), commette un errore nel suo modo di considerare.