I custodi del segreto – brevi estratti

La lode sia resa ad Allah, Che ha prescelto alcuni dei Suoi servi, facendo di essi le Sue guide sulla terra. Egli ha abbellito il loro aspetto esteriore con l’adorazione a Lui resa e ha illuminato la loro interiorità con la Sua conoscenza e il Suo amore, ha fornito loro l’indicazione per conoscere la propria anima individuale (nafs); li ha messi in condizione di dominarla, facendogliene riconoscere gli inganni e li ha assistiti nel disprezzare quest’anima e nel ridurla a poco. [...]
[I Malamatiyya] sono gente intimamente vicina ad Allah, il Quale custodisce il loro segreto e li nasconde dietro la cortina dell’apparenza esteriore. Essi sono con la creazione in quanto creature, non si distinguono da loro nei mercati e nell’esercizio di un mestiere; ma sono con Allah nella loro realtà intima. La loro interiorità biasima il loro aspetto esteriore per la compiacenza che questo manifesta verso la creazione e perché con essa si dimostra come la generalità della gente. Il loro aspetto esteriore biasima la loro interiorità perché essa risiede in prossimità del Vero e non si cura della manifestazione e dell’insieme delle opposizioni; questo è lo stato delle guide e dei signori.
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Le più grandi barriere che possano interporsi tra l’uomo e Allah sono tre: la scienza per il sapiente, l’adorazione per il devoto e la rinuncia per l’asceta. Il sapiente, se si rendesse conto che la scienza che possiede, quella di tutte le creature riunite e di ciò che Allah Altissimo ha rivelato al mondo non rappresenta che una sola linea di ciò che il Calamo divino ha vergato sulla Tavola custodita; e se considerasse quindi cos’è la sua scienza in rapporto con l’insieme delle conoscenze che Allah Altissimo ha manifestato alle creature, comprenderebbe che l’orgoglio per essa e il considerarla bella sono un errore puro. E l’asceta, se sapesse che Allah, Benedetto e altissimo, ha chiamato questo mondo con [tutte] le sue gioie “poco”, [comprenderebbe] quanto ancora meno sarà ciò che egli possedeva, e quindi quanto valeva il possesso a cui ha rinunciato; comprenderebbe così come la rinuncia a ciò che possedeva non meriti di essere motivo di presunzione. Se il devoto comprendesse il favore di Allah Altissimo su di lui, [favore] che lo ha messo in condizione di ricolgerGli le sue adorazioni, sparirebbe l’importanza che egli attribuisce alle sue adorazioni, in quanto egli scorgerebbe il favore di Allah Altissimo su di lui.
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Chi non considera ciò che è presente nella sua coscienza come dovuto a una necessità naturale (idtirar), i suoi «istanti» interiori come illusioni ingannevoli (ightirar), i suoi stati come una trappola, le sue parole come un’invenzione, la sua devozione come un atto interessato in vista di una ricompensa (ijtiza’), commette un errore nel suo modo di considerare.

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