Platone dice che gli esseri umani sono in realtà balocchi nelle mani di Dio per quello che hanno di meglio in sé stessi. Questo concetto – cioè che la cosiddetta «loro» vita è in realtà un divertimento divino, nel quale essi svolgono liberamente la loro parte nella misura in cui la loro volontà è assorbita in quella di colui che conduce il gioco – è una delle intuizioni più profonde cui sia mai arrivata la mente umana.
Come asserisce Jalalu’d d-Din Rumi, «chi non ha questa volontà così arrendevole non ha volontà alcuna»; che è quanto diceva anche Angelo Silesio (Johann Scheffler): «Tutto è un gioci condotto dalla Divinità, che per amor di Sé pensò alla creatura».
Chiunque accetti questo punto di vista comprende immediatamente di «dovere» agire in conseguenza; e, come indica l’espressione «camminare con Dio» di Platone, questa è per la marionetta la vera via, al di fuori della quale non vi è che assoggettamento passivo alle «spinte» e agli «strattoni» delle «passioni regnanti», giustamente così chiamate quando divengono i moventi del comportamento.
«Dovere» è espresso in greco con δει, da δεω, «lego», che deriva a sua volta da δεσμος, che è il «legame» per mezzo del quale, come dice Plutarco, Apollo lega (συνδει) a sé tutte le cose e le governa. Questo «legame» è precisamente il «filo d’oro» di Platone dal quale la marionetta deve essere mossa se vuole interpretare la sua vera parte, evitando i moti disordinati che sono provocati dai suoi desideri; nello stesso tempo questo «legame» costituisce le «redini» per mezzo delle quali i destrieri, i sensi, devono essere controllati perché non escano di strada. Questa è la «trama» da seguire fedelmente per interpretare la propria parte in maniera intelligente e spontanea, cioè «autentica».
Ananda K. Coomaraswamy in “Sapienza Orientale e Cultura Occidentale”