Archivio per Settembre, 2008

La Scienza Sacra

Posted in Uncategorized on Settembre 29, 2008 by Nuit

[...] Nelle civilità di tipo tradizionale l’intuizione intellettuale è il principio di tutto. In altri termini, la pura dottrina metafisica costituisce l’essenziale e il resto vi si connette a titolo di conseguenza o di applicazione ai diversi ordini delle realtà contingenti.

Così stanno visibilmente le cose in fatto di istituzioni sociali e lo stesso vale per le scienze, cioè per le conoscenze riferentisi al dominio del relativo, le quali, in tali civiltà, appaiono essere semplici dipendenze, quasi prolungamenti o riflessi della conoscenza assoluta concernente i principi. Così tutto segue un vero criterio gerarchico: il relativo non vien concepito come inesistente, cosa che sarebbe assurda; esso vien preso in considerazione nella misura in cui lo merita e vien messo nel suo giusto posto, che può essere solo secondario e subordinato. E sul piano del relativo esistono anche gradi molto diversi, secondo che si tratti di cose più o meno lontane dal dominio dei principi.

René Guénon, La Crisi del Mondo Moderno

Il discorso di Dio all’uomo

Posted in Uncategorized on Settembre 25, 2008 by Nuit

17. Stabilì infine l’attimo artefice che a colui cui non si poteva dare nulla di proprio fosse comune quanto apparteneva ai singoli13.

18. Prese perciò l’uomo, opera dall’immagine non definita14, e postolo nel mezzo del mondo15 così gli parlò: «Non ti abbiamo dato, o Adamo, una dimora certa, né un sembiante proprio, né una prerogativa peculiare affinché avessi e possedessi come desideri e come senti la dimora, il sembiante, le prerogative che tu da te stesso avrai scelto.

19.La natura agli altri esseri, una volta definita, è costretta entro le leggi da noi dettate.

20. Nel tuo caso sarai tu, non costretto da alcuna limitazione, secondo il tuo arbitrio, nella cui mano ti ho posto, a decidere su di essa.

21. Ti ho posto in mezzo al mondo, perché di qui potessi più facilmente guardare attorno a quanto è nel mondo.

22. Non ti abbiamo fatto né celeste né terreno, né mortale né immortale16, perché come libero, straordinario17plasmatore e scultore di te stesso, tu ti possa foggiare da te stesso nella forma che avrai preferito.

23. Potrai degenerare nei esseri inferiori, che sono i bruti; potrai rigenerarti, secondo la tua decisione, negli esseri superiori, che sono divini».

Pico della Mirandola, La Dignità dell’Uomo

Esoterismo ed Exoterismo

Posted in Uncategorized on Settembre 24, 2008 by Nuit

[...] L’esoterismo è veramente, in rapporto all’exoterismo religioso, ciò che è lo spirito nei confronti del corpo, talché, quando una religione abbia perduto ogni punto di contatto con l’esoterismo, in essa non c’è più che «lettera morta» e formalismo incompreso, giacché ciò che la vivificava era la comunicazione effettiva con il centro spirituale del mondo, e quest’ultima può essere stabilita e mantenuta coscientemente soltanto dall’esoterismo e dalla presenza di una organizzazione iniziatica vera e regolare.

René Guénon, Considerazioni sull’Iniziazione

Molteplicità e Opposizione

Posted in Guénon on Settembre 23, 2008 by Nuit

Quando abbiamo accennato a certe opposizioni non intendevamo assolutamente riferirci alle vie molteplici che possono essere rappresentate da altrettante organizzazioni iniziatiche particolari, sia in corrispondenza con forme tradizionali diverse, sia in una stessa forma tradizionale. Tale molteplicità si rende necessaria a causa dell’esistenza stessa delle differenze di natura fra gli individui, acciocché ciascuno di essi possa trovare ciò che ‑ essendogli conforme ‑ gli permetterà di sviluppare le sue possibilità proprie; se lo scopo è uguale per tutti, i punti di partenza sono indefinitamente diversificati, e paragonabili alla molteplicità dei punti di una circonferenza, dalla quale partono altrettanti raggi che confluiscono tutti nell’unico centro, e sono in tal modo l’immagine delle vie delle quali è qui questione. In tutto ciò non vi è traccia di opposizione, ma ‑ al contrario ‑ una perfetta armonia; in realtà, non può esserci opposizione se non quando certe organizzazioni siano, a motivo delle circostanze contingenti, chiamate a rappresentare una parte in qualche modo accidentale, esteriore nei confronti dello scopo essenziale dell’iniziazione, e tale da non influire in nessun modo su di esso.

Si potrebbe però credere, da certe apparenze ‑ e di fatto spesso si crede ‑, che esistano iniziazioni che siano, in quanto tali, opposte le une alle altre; ma si tratta di un errore, ed è assai facile comprendere perché nella realtà le cose non possano stare in questo modo. In effetti, poiché in principio non c’è che una Tradizione unica, dalla quale deriva ciascuna forma tradizionale ortodossa, parimenti non può esserci se non un’iniziazione unica nella sua essenza, benché sotto forme diverse e con modalità molteplici; dove manca la «regolarità», vale a dire dove non c’è ricollegamento a un centro tradizionale ortodosso, non si ha più a che fare con la vera iniziazione, ed è soltanto in modo abusivo che in un tale caso ci si potrà ancora servire di questo termine.

René Guénon, Considerazioni sull’Iniziazione

I Centri Iniziatici

Posted in R.Guénon on Settembre 22, 2008 by Nuit

[Dai centri spirituali]  procede, direttamente o indirettamente, ogni trasmissione regolare, centri secondari ricollegati essi stessi al centro supremo che conserva il deposito immutabile della Tradizione primordiale, dal quale sono derivate tutte le forme tradizionali particolari per adattamento a queste o quelle circostanze definite di tempo e di luogo. In un altro studio abbiamo fatto vedere come simili centri spirituali siano costituiti a immagine del centro supremo, del quale sono in qualche modo altrettanti riflessi [...].

Per cominciare, è facile capire come il ricollegamento al centro supremo sia indispensabile perché sia assicurata la continuità di trasmissione delle influenze spirituali a partire dalle origini stesse della presente umanità (dovremmo anzi dire dal di là di tali origini, poiché ciò di cui è questione è «non-umano») e attraverso tutta la durata del suo ciclo d’esistenza; così è di tutto quel che abbia un carattere veramente tradizionale, anche per le organizzazioni exoteriche, religiose o d’altro genere, per lo meno al loro punto di partenza; a maggior ragione così è nella sfera iniziatica. Nello stesso tempo, è tale ricollegamento che mantiene l’unità interiore ed essenziale esistente sotto la diversità delle apparenze formali, ed è ‑ di conseguenza ‑ la garanzia fondamentale dell’«ortodossia», nel vero senso della parola. Soltanto che occorre comprendere bene che simile ricollegamento può non mantenersi sempre cosciente, e ciò è persin troppo evidente nell’ambito exoterico; per contro, sembra che cosciente debba essere sempre nel caso delle organizzazioni iniziatiche, una delle ragioni d’essere delle quali è precisamente, assumendo quale punto d’appoggio una determinata forma tradizionale, di permettere di passare di là da tale forma e di elevarsi in tal modo dalla diversità all’unità.

Inoltre, è importante osservare che un’organizzazione iniziatica può discendere dal centro supremo, non in modo diretto, ma per l’intermediazione di centri secondari e subordinati, caso che è anzi fra i più abituali; come in ogni organizzazione esiste una gerarchia di gradi, così esistono fra le organizzazioni stesse gradi che potremmo chiamare di «interiorità» ed «esteriorità» relativa; ed è chiaro che sono le organizzazioni più esteriori, ossia quelle più lontane dal centro supremo, a essere anche quelle nelle quali più facilmente può perdersi la consapevolezza del ricollegamento a quest’ultimo. Quantunque il fine di tutte le organizzazioni iniziatiche sia essenzialmente lo stesso, ve ne sono che si situano in qualche modo a livelli differenti per quanto riguarda la loro partecipazione alla Tradizione primordiale (cosa che però non vuol dire che fra i loro membri non ce ne possono essere che abbiano raggiunto uno stesso grado di conoscenza effettiva); né c’è ragione di stupirsene, se si osserva che le stesse forme tradizionali differenti non tutte derivano immediatamente dalla medesima fonte originaria; la «catena» può contare un numero più o meno grande di anelli intermedi senza che esista con ciò alcuna soluzione di continuità.

René Guénon, Considerazioni sull’Iniziazione

L’età oscura

Posted in Guénon on Settembre 21, 2008 by Nuit

Il disordine e la confusione, dal punto di vista superiore, che qui vogliamo assumere, regnano in tutti i domini, sono giunti ad un grado che sorpassa di molto quanto si era già visto in precedenza e, partendo dall’Occidente, essi minacciano ora d’invadere l’intero mondo. Noi sappiamo bene che il loro trionfo non potrà mai essere che apparente e passeggero, ma ciò nondimento esso resta il segno della più grave fra tutte le crisi attraversate dall’umanità nel corso del suo ciclo attuale. Non siamo forse quasi giunti a quell’epoca temibile annunciata dai libri sacri indù, «nei quali le caste saranno mescolate e la stessa famiglia non esisterà più»? Non bisogna dissimulare la gravità della situazione; è d’uopo considerarla quale è, senza alcun «ottimismo» ma anche senza nessun «pessimismo», poiché, come si è detto precedentemente, la fine del mondo antico sarà anche l’inizio di un mondo nuovo.

Vi è un problema che, intanto, si impone: quale è la ragion d’essere di un periodo, come quello in cui viviamo? Infatti, per anormali che siano le condizioni presenti se considerate in sé stesse, esse debbono pur rientrare nell’ordine generale delle cose, in quell’ordine che, secondo una formula estremo-orientale, è fatta dalla somma di tutti i disordini. Quest’epoca, per penosa e torbida che sia, deve avere, al apri di tutte le altre, un suo posto nell’insieme dello sviluppo umano, e d’altronde il fatto stesso di essere stata prevista dalle dottrine tradizionali è, al riguardo, una indicazione sufficiente. Quel che abbiamo detto sullo svolgimento generale di un ciclo di manifestazione, procedente nel senso di una materializzazione progressiva, dà immediatamente la spiegazione di un tale stato e mostra chiaramente che quel che è anormale e disordinato da un certo particolare punto di vista, tuttavia è solo la conseguenza di una legge primordiale da un punto di vista più alto e più vasto. [...]

Non è tutto: l’epoca moderna deve corrispondere necessariamente allo sviluppo di certe possibilità che erano incluse fin dal principio nella potenzialità del ciclo attuale. Per inferiore che sia il rango di tali possibilità nella gerarchia complessiva, pure esse dovevano ben essere chiamate a manifestarsi come le altre, secondo l’ordine ad esse assegnato. [...]

La civiltà moderna, come ogni cosa, ha di necessità una sua ragion d’essere e, se con essa ha da chiudersi un ciclo, può dirsi che essa è proprio quel che doveva essere, che essa ha trovato il suo tempo e il suo luogo. Non per questo ad essa deve applicarsi con minore severità un detto evangelico troppo spesso mal compreso: «Occorre che lo scandalo vi sia: ma guai a coloro che faranno accadere lo scandalo!»

René Guénon, La Crisi del Mondo Moderno

Filosofia

Posted in Guénon on Settembre 20, 2008 by Nuit

La parola «filosofia», in sé stessa, può essere presa in un senso assai legittimo, che fu certamente il suo senso primitivo, specie se è vero che, come si dice, Pitagora lo usò per primo. Etimologicamente, essa non significa altro che «amore per la sapienza»; essa dunque designa anzitutto una disposizione preliminare richiesta per pervenire alla sapienza, ma può anche designare, in una estensione naturalissima del significato, la ricerca che, nascendo da questa stessa disposizione, deve condurre alla conoscenza. Perciò si tratta solo di uno stadio preliminare e preparatorio, di un avviamento alla sapienza, corrispondente ad un grado inferiore di quest’ultima. La deviazione prodottasi in seguito consiste nello scambiare talo grado transitorio con lo scopo stesso, nel pretendere di sostituire la «filosofia» alla sapienza, il che implica l’oblio o il disconoscimento della natura della seconda. È così che prese nascita quel che noi possiamo chiamare la filosofia «profana», cioè una pretesa sapienza puramente umana, quindi d’ordine semplicemente razionale, prendente il posto della vera sapienza tradizionale, superrazionale e «non-umana».

René Guénon, La Crisi del Mondo Moderno

“Considerazioni sull’Iniziazione”

Posted in Esoterismo, Iniziazione, R. Guénon on Settembre 14, 2008 by Nuit

Abbiamo affermato prima che l’iniziazione propriamente detta consiste essenzialmente nella trasmissione di un’influenza spirituale, trasmissione che può effettuarsi soltanto per mezzo di un’organizzazione tradizionale regolare, per modo che non si può parlare di iniziazione al di fuori del ricollegamento a un’organizzazione di questo genere. Abbiamo precisato che la «regolarità» doveva intendersi come tale da escludere tutte le organizzazioni pseudo-iniziatiche, ovverossia tutte le organizzazioni, qualunque siano le loro pretese e qualunque apparenza abbiano, che non sono effettivamente le depositarie di nessuna influenza spirituale, e di conseguenza non possono in realtà trasmettere nulla. È perciò facile capire l’importanza capitale che tutte le tradizioni attribuiscono a quella che viene denominata la «catena» iniziatica, vale a dire a una successione che assicuri in modo ininterrotto la trasmissione in questione; al di fuori di tale successione, infatti, l’osservanza stessa delle forme rituali sarebbe vana, poiché verrebbe a mancare l’elemento vitale che è essenziale per la loro efficacia.
Ritorneremo in seguito più in particolare sulla questione dei riti iniziatici, ma dobbiamo fin d’ora rispondere a un’obiezione che può sorgere a questo proposito: tali riti, si potrebbe dire,
non posseggono di per se stessi un’efficacia che è loro connaturale? In effetti un’efficacia simile essi la posseggono, giacché se non fossero osservati, o se fossero alterati in qualcuno dei loro elementi essenziali, nessun risultato effettivo potrebbe essere ottenuto; sennonché, anche se si tratta di una condizione necessaria, essa non è tuttavia sufficiente, e occorre inoltre, perché tali riti abbiano il loro effetto, che siano effettuati da coloro che hanno competenza per compierli.

[...] Dicevamo poco fa che l’iniziazione deve avere un’origine «non-umana», giacché, a difetto di ciò, essa non potrebbe in alcun modo raggiungere il suo obiettivo finale, il quale supera l’ambito delle possibilità individuali; è questa la ragione per cui i veri riti iniziatici, come indicavamo prima, non possono essere riferiti ad autori umani, e, di fatto, non si conoscono mai uomini che siano i loro autori; così come non si conoscono inventori ai simboli tradizionali, e per la stessa ragione, giacché tali simboli sono parimenti «non-umani» nella loro origine e nella loro essenza; del resto, tra riti e simboli ci sono legami strettissimi, che saranno da noi esaminati più tardi. Si può dire, rigorosamente parlando, che in casi come questi non esiste origine «storica», poiché l’origine reale si situa in un mondo al quale non si applicano le condizioni di tempo e di luogo che definiscono i fatti storici in quanto tali; ed è questo il motivo per cui tali cose sfuggiranno sempre inevitabilmente ai metodi profani di ricerca, metodi che ‑ in qualche modo per definizione ‑ non possono dare risultati relativamente validi se non nella sfera puramente umana1.
È facile capire, in simili condizioni, che il ruolo dell’individuo che conferisce l’iniziazione a un altro individuo è di fatto, e veramente, un ruolo di «trasmettitore», nel senso più esatto del termine; egli non agisce in quanto individuo, ma in quanto supporto di un influsso, che non appartiene all’ambito individuale; egli è unicamente un anello della «catena» il cui punto di partenza è fuori e di là dall’umanità. Per questo non può agire in nome proprio, ma in nome dell’organizzazione alla quale è ricollegato e dalla quale derivano i suoi poteri, ovvero ‑ ancor più esattamente ‑ in nome del principio che questa organizzazione rappresenta in modo visibile. Ciò spiega fra l’altro come l’efficacia del rito compiuto da un individuo sia indipendente dal valore proprio dell’individuo in quanto tale, cosa che vale parimenti per i riti religiosi; e ciò noi non lo intendiamo in senso «morale» ‑ senso che sarebbe troppo evidentemente privo di importanza trattandosi di una questione che è in realtà d’ordine esclusivamente «tecnico» ‑, ma nel senso che, quand’anche l’individuo in  questione non possieda il grado di conoscenza necessario per comprendere il senso profondo del rito e la ragione essenziale dei suoi vari elementi, il rito non mancherà con ciò di avere il suo effetto completo, a patto che egli, essendo regolarmente investito della funzione di «trasmettitore». lo compia osservando tutte le regole prescritte, e con un’intenzione che la coscienza del suo ricollegamento all’organizzazione tradizionale è sufficiente a determinare. Da ciò proviene in modo immediato la conseguenza che, se anche un’organizzazione a un certo momento non comprende più se non iniziati «virtuali», come noi li abbiamo chiamati (e su questo argomento torneremo in seguito), essa sarà ciò nonostante in grado di continuare a trasmettere realmente l’influenza spirituale di cui è la depositaria; e a tal proposito la nota favola dell’«asino che porta le reliquie» è capace di un significato iniziatico degno di meditazione.

Per converso, la conoscenza pur completa di un rito, quando sia stata ottenuta al di fuori delle condizioni regolari, è totalmente priva di qualsiasi valore effettivo; è per tale ragione che, per scegliere un esempio semplice (visto che il rito qui si riduce essenzialmente alla pronuncia di una parola o di una formula), nella tradizione indù il mantra che sia stato appreso in modo diverso che non attraverso la bocca di un guru autorizzato è senza effetto alcuno, perché non è stato «vivificato» dalla presenza dell’influenza spirituale della quale è unicamente destinato a essere il veicolo. Quel che diciamo si applica del Resto per estensione, a uno o all’atro grado, a tutto ciò a cui sia legata un’influenza spirituale: è così che lo studio dei testi sacri di una tradizione, eseguito sui libri, non potrà mai supplire alla loro comunicazione diretta; ed è per tale ragione che anche là dove gli insegnamenti tradizionali siano stati più o meno completamente messi per iscritto, essi continuano ciò nonostante a essere l’oggetto regolare di una trasmissione orale, la quale, mentre è indispensabile a conferir loro il loro pieno effetto (dal momento che non si tratta soltanto di limitarsi a una conoscenza semplicemente teorica), assicura la perpetuazione della «catena» a cui è legata la vita stessa della tradizione.

René Guénon

Immanence

Posted in F. Schuon on Settembre 10, 2008 by Nuit

The Sovereign Good is real, the world is dream;
The dream-world has its roots in the Supreme,
Who casts His image in the endless sea
Of things that may be or may not be.

The fabric of the Universe is made
Of rays and circles, or of light and shade;
It veils from us the Power’s burning Face
And unveils Beauty and Its saving Grace.

F.Schuon

The Way

Posted in F. Schuon, Poesie on Settembre 1, 2008 by Nuit

Within our deepest center dwells the Self;
And so they say: you ought to realize
Your own divinity. But they forget:
Without God’s help we never can be wise.
Ignoring this, too many go astray.

With Heaven’s Grace alone we find the Way.

Frithjof Schuon