L’età oscura

Il disordine e la confusione, dal punto di vista superiore, che qui vogliamo assumere, regnano in tutti i domini, sono giunti ad un grado che sorpassa di molto quanto si era già visto in precedenza e, partendo dall’Occidente, essi minacciano ora d’invadere l’intero mondo. Noi sappiamo bene che il loro trionfo non potrà mai essere che apparente e passeggero, ma ciò nondimento esso resta il segno della più grave fra tutte le crisi attraversate dall’umanità nel corso del suo ciclo attuale. Non siamo forse quasi giunti a quell’epoca temibile annunciata dai libri sacri indù, «nei quali le caste saranno mescolate e la stessa famiglia non esisterà più»? Non bisogna dissimulare la gravità della situazione; è d’uopo considerarla quale è, senza alcun «ottimismo» ma anche senza nessun «pessimismo», poiché, come si è detto precedentemente, la fine del mondo antico sarà anche l’inizio di un mondo nuovo.

Vi è un problema che, intanto, si impone: quale è la ragion d’essere di un periodo, come quello in cui viviamo? Infatti, per anormali che siano le condizioni presenti se considerate in sé stesse, esse debbono pur rientrare nell’ordine generale delle cose, in quell’ordine che, secondo una formula estremo-orientale, è fatta dalla somma di tutti i disordini. Quest’epoca, per penosa e torbida che sia, deve avere, al apri di tutte le altre, un suo posto nell’insieme dello sviluppo umano, e d’altronde il fatto stesso di essere stata prevista dalle dottrine tradizionali è, al riguardo, una indicazione sufficiente. Quel che abbiamo detto sullo svolgimento generale di un ciclo di manifestazione, procedente nel senso di una materializzazione progressiva, dà immediatamente la spiegazione di un tale stato e mostra chiaramente che quel che è anormale e disordinato da un certo particolare punto di vista, tuttavia è solo la conseguenza di una legge primordiale da un punto di vista più alto e più vasto. [...]

Non è tutto: l’epoca moderna deve corrispondere necessariamente allo sviluppo di certe possibilità che erano incluse fin dal principio nella potenzialità del ciclo attuale. Per inferiore che sia il rango di tali possibilità nella gerarchia complessiva, pure esse dovevano ben essere chiamate a manifestarsi come le altre, secondo l’ordine ad esse assegnato. [...]

La civiltà moderna, come ogni cosa, ha di necessità una sua ragion d’essere e, se con essa ha da chiudersi un ciclo, può dirsi che essa è proprio quel che doveva essere, che essa ha trovato il suo tempo e il suo luogo. Non per questo ad essa deve applicarsi con minore severità un detto evangelico troppo spesso mal compreso: «Occorre che lo scandalo vi sia: ma guai a coloro che faranno accadere lo scandalo!»

René Guénon, La Crisi del Mondo Moderno

Lascia un commento