Archivio per la Categoria Alchimia

Norme e Paradossi dell’Alchimia Spirituale [Parte I]

Posted in Alchimia, F. Schuon on Ottobre 5, 2008 by Nuit

Il presupposto essenziale del pensiero metafisico è l’intellezione, o, diciamo, l’intuizione intellettuale. Quest’ultima non è certo una questione di sentimento, si tratta bensì di intelligenza pura. Senza questa intuizione, la speculazione metafisica non è che un opaco dogmatismo, un impreciso raziocinio. E’ ovvio che un pensiero speculativo privo delle sue basi intuitive non sarebbe in grado di preparare il terreno alla Gnosi: la Conoscenza diretta, concreta e assoluta. Bisogna precisare che le eventuali lacune della mente umana non sono dovute a cause fortuite, bensì al kali-yuga, l’epoca oscura che, oltre ad altre forme di decadenza, provoca l’indebolimento progressivo dell’intellezione pura e delle propensioni ascensionali dell’anima. È da qui che origina il bisogno delle Rivelazioni religiose, ed è da qui che nasce anche il problematico fenomeno delle filosofie infondate e divergenti. Ma l’uomo rimane sempre uomo, “a immagine e somiglianza di Dio”: niente può impedire, neanche in questi millenni di oscurità, il fiorire della saggezza propria della Sophia Perennis, come le Upanishad, i Brahma-Sûtras e l’Advaita-Vedânta.
Il contenuto della Dottrina universale e primordiale, espresso in termini vedantici, è il seguente: “Brahma è Realtà; il mondo è apparenza; l’anima non è altro che Brahma”. Queste sono le tre grandi tesi della metafisica integrale: una positiva, una negativa, una unificante.In riferimento alla seconda affermazione, è importante capire che la “apparenza” dà luogo a due interpretazioni complementari: in base alla prima di queste, il mondo è illusione, è il nulla; in base alla seconda, è Manifestazione Divina. Vi sono compensazioni in ambedue gli ambiti, ma, a grandi linee, il primo di questi punti di vista è sostenuto da Shankara e Shivaismo, il secondo da Ramanuja e Vishnuismo. La terza affermazione fondamentale sotto un certo aspetto segna il passaggio da “Verità” a “Sentiero”, o, diciamo, da Dottrina a Metodo: dal momento che l’anima non è “altro che Brahama”, la sua vocazione è quella di trascendere il mondo. In altre parole, dato che l’intelletto umano ha, per definizione, la capacità di concepire e realizzare l’Assoluto, questa possibilità è la sua Legge: la concentrazione attiva e unificante è generata dal discernimento speculativo. Alla teologia si congiunge l’orazione: “Prega senza posa”.

Ma vi è ancora un’altra dimensione da considerare, si tratta del clima morale, sotto certi aspetti “estetico”, della spiritualità alchemica. Questo clima costituisce fondamentalmente ciò che viene chiamato la “qualificazione iniziatica”. La Verità e il Sentiero devono essere accompagnate dalle Virtù, ovvero le qualità umane di umiltà, carità, giustizia e dignità: conoscenza rigorosa di se stessi, comprensione benevola degli altri, percezione imparziale della natura delle cose, partecipazione interiore ed esteriore nel “Motore Immobile” – nell’immutabile Archetipo o nell’Essere Supremo. Non vi è sâdhana senza dharma, non vi è alchimia spirituale senza nobiltà di carattere: “La bellezza è lo splendore del Vero”.

Il punto di partenza del Sentiero è la Dottrina, la cui origine è la Rivelazione. L’uomo accetta la Rivelazione per mezzo dell’intuizione intellettiva, o per mezzo di quel certo senso di Verità, o Realtà, che chiamiamo fede. È poco probabile che un uomo nasca con la conoscenza della Dottrina integrale, ma in casi molto eccezionali è possibile che possegga dalla nascita la certezza dell’Essenziale.

L’intelligenza attraverso cui comprendiamo la Dottrina, è l’intelletto, o la ragione. La ragione è lo strumento dell’intelletto. E’ con la ragione che l’uomo comprende i fenomeni naturali fuori e dentro di sé e, parallelamente ai mezzi di espressione offerti dal simbolismo con cui si traspone la conoscenza intuitiva nell’ordine del linguaggio, è con essa che può descrivere il soprannaturale. La funzione della facoltà razionale può essere quella di causare un’intuizione spirituale attraverso un concetto; la ragione è allora la pietra focaia che accende la scintilla. Il limite dell’Inesprimibile varia a seconda della struttura mentale: ciò che è al di là di ogni espressione per alcuni può essere facilmente esprimibile per altri.

Si è fin troppo pronti a credere che un testo metafisico sia una creazione della ragione solo perché ha la forma di una dimostrazione logica, mentre la ragione in questo caso non è che il metodo di trasmissione. Ci sono mistici che si disinteressano di un dato testo perché è logico, cioè perché credono che sia necessario trascendere questo piano, come se la logica fosse un segno di ignoranza o illusione quando si tratta piuttosto di un riflesso della Causalità universale nella nostra mente.

Secondo alcuni indirizzi di pensiero ostili all’espressione discorsiva, il desiderio di trascendere il piano della logica è associato al desiderio di trascendere la “scissione” tra il soggetto e l’oggetto. Questa opposizione complementare non impedisce al conosciuto – qualunque sia la situazione del conoscitore – di essere del tipo più elevato. Il soggetto e l’oggetto non sono avversari, essi si uniscono in una fusione che, a seconda del contenuto della percezione, può avere una virtù interiorizzante e liberatoria, i cui esempi principali sono il piacere estetico e l’unione d’amore. Nell’Atmâ, la triade Sat, Chit, Ananda, “Essere, Coscienza, Beatitudine”, non sono un fattore di scissione. Analogamente, sulla Terra le dimensioni di spazio fisico non impediscono allo spazio di essere uno, così che non percepiamo in esso alcuna spaccatura.

Ciò che noi rimproveriamo a coloro che disdegnano il “raziocinio metafisico” e “l’opposizione soggetto-oggetto” non è tanto una certa posizione, bensì l’esagerazione che ne risulta o che di essa si nutre. L’eccesso è nella natura umana, la devota esagerazione è inevitabile nel complesso, come lo è una mentalità faziosa. Non ricordiamo chi abbia detto “tutto ciò che è eccessivo è insignificante”. Questo è alquanto vero, ma non perdiamo di vista il fatto che, sul piano religioso, l’iperbole vela un’intenzione infine misericordiosa. È quindi una questione di upâya, di uno “stratagemma di salvezza”. Senza dubbio, le voci di saggezza che esotericamente condannano o giustificano le “sacre assurdità” possono sembrare “eretiche” dal punto di vista di un’ortodossia letterale, ma “Dio conosce i Suoi”; l’Intelletto Divino non è limitato da una certa teologia o una certa morale. Secondo la regola, ciò che è verità salva; secondo la Grazia, ciò che salva è verità.

Senza dubbio, i sostenitori di un intuizionismo simbolista e anti-intellettuale commettono un errore nel rimproverare l’intelligenza speculativa di non essere vera Conoscenza – cosa che non sostiene di essere – e nel concludere che sia un ostacolo al Sentiero. È evidente che la conoscenza teorica è uno stadio indispensabile del pellegrinaggio verso la Conoscenza totale. L’uomo è un essere pensante, non può eludere il pensiero: “In principio era il Verbo”.

Vi è una prospettiva di Trascendenza e vi è una prospettiva di Immanenza. L’una deve essere trovata nell’altra, come a modo suo è dimostrato dallo Yin-Yang taoista. Vi è una Trascendenza soggettiva come vi è una Immanenza oggettiva: l’intelletto è trascendente in relazione all’individuo, come il Creatore è immanente in ciò che ha creato.

Ma anche qui – a dispetto di questi due Misteri – vi sono le divergenze di coloro che fanno di ogni complemento un’alternativa: alcuni credono che tutto debba cadere dal Cielo; altri credono che tutto può e deve venir fuori dai nostri stessi sforzi. Ora, la mente umana, essendo teomorfica, possiede di norma un potere sovrannaturale, ma qualsiasi siano le prerogative della nostra natura, non possiamo fare nulla senza l’aiuto di Dio, poiché è Lui che causa la nostra partecipazione nella Conoscenza che Lui ha di Se Stesso.

Nel buddismo giapponese, si distingue tra il “proprio potere”, jiriki, e il “potere degli altri”, tariki. Il primo si riferisce all’Immanenza e il secondo alla Trascendenza. Il primo significa che tutto, nel Sentiero, dipende dalla nostra forza e dalle nostre iniziative. Il secondo significa che tutto dipende dalla Grazia celeste. In realtà, anche qualora predomini uno dei due punti di vista, essi devono essere amalgamati, poiché da una parte non possiamo salvare noi stessi facendo affidamento interamente sulla nostra forza, e dall’altra il Cielo non ci aiuterà se noi, che siamo stati creati intelligenti e liberi, non collaboriamo alla nostra stessa salvezza.

Frithjof Schuon

Oro Filosofico

Posted in Alchimia, Esoterismo on Giugno 3, 2008 by Nuit

“Non per niente i filosofi hanno dato allo zolfo, o fuoco, il nome oro, poiché è davvero oro sia in essenza che in sostanza, ma molto più perfetto dell’oro comune. È un oro che è completamente zolfo, o piuttosto un vero zolfo d’oro, un oro che è totalmente fuoco, o il vero fuoco dell’oro che cresce nelle caverne e nelle miniere filosofiche; un oro che non può essere cambiato o superato da alcun altro elemento; un oro assai stabile in cui vi è soltanto stabilità; un oro assai puro perché è la purezza stessa; un oro assai potente poiché senza di esso tutto il resto languisce; un oro balsamico poiché preserva i corpi dalla decomposizione; un oro animale poiché è l’anima degli elementi dell’intera natura inferiore; un oro minerale poiché è di zolfo, di argento vivo, di sale; un oro etereo poiché la sua natura è celeste ed è un vero cielo terreno velato da un altro cielo; infine è un oro solare, poiché è il figlio legittimo del Sole e il vero Sole della Natura; il suo potere dona forza agli elementi il cui calore vivifica le anime e il cui movimento porta la Natura intera al movimento; dalla sua influenza si eleva il potere delle cose, poiché è l’influenza della luce, una parte dei cieli, il sole inferiore e la Luce della Natura, senza cui persino la scienza sarebbe cieca; senza il suo calore la ragione sarebbe stupida; senza i suoi raggi l’immaginazione sarebbe morta; senza le sue influenze lo spirito è sterile; e senza la sua luce l’intelletto rimarrebbe nel buio eterno”

Alchimia

Posted in Alchimia on Marzo 16, 2008 by Nuit

Se ben da me s’intende
ch’altro non è vostro mercurio ignoto,
che un vivo spirito universale innato
che dal sole discende
in aëreo vapor sempre agitato
ad empier della terra il centro voto;
che di qua poi se n’esce
tra solfi impuri e cresce
di volatile in fisso e, presa forma
d’umido radical sé stesso informa.

Marcantonio Crassellame Chinese (Marchese F. M. Santinelli), Lux obnubilata suaptè natura refulgens 

L’arte gotica

Posted in Alchimia, Arte, Esoterismo on Agosto 1, 2007 by Nuit

«La lingua  di pietra parlata da questa nuova arte, dice assai veridicamente J. F. Colfs (  J. F. Colfs, La Filiation généalogique de toutes les Ecoles gothiques. Parigi,Baudry,1884.), è contemporaneamente chiara e sublime. E quindi essa parla all’anima dei più umili come a quella dei più colti. Che lingua patetica il gotico delle pietre! Infatti è una lingua tanto patetica che le canzoni d’un Orlando di Lassus o di un Palestrina, la musica per organo d’un Haendel  o  d’un Frescobaldi,  l’orchestrazione d’un Beethoven o d’un Cherubini e, ciò che è ancora più grande di tutto questo, il semplice e severo canto gregoriano, che è forse il solo vero canto, non si aggiungono che in  sovrappiù alle emozioni che la cattedrale,  da sola, produce. Guai a coloro ai quali non piace l’architettura gotica, o, per lo meno, compiangiamoli come persone che non hanno ereditato un cuore».

Cit. Fulcanelli, Il Mistero delle Cattedrali 

La Fontana

Posted in Alchimia, Esoterismo on Luglio 30, 2007 by Nuit

«…Una notte avvenne che dovessi studiare per una disputa all’indomani: Trovai una piccola Fontanella, bella e chiara, tutta circondata da una bella pietra. La pietra stava sopra di un vecchio incavo di Quercia e tutt’intorno era fiancheggiata da mura, per timore che le Mucche, le altre Bestie ed i Volatili non vi si bagnassero. Allora avevo un gran desiderio di dormire e mi sedetti sulla Fontana, e vidi che era coperta in alto ed era chiusa.

Passò di lì un anziano Sacerdote avanti negli anni: E gli chiesi per quale motivo la Fontana fosse chiusa sopra e sotto e da ogni lato. Fu buono e cortese, e cominciò così a dirmi: “Signore, davvero questa fontana è di straordinaria virtù come nessun’altra al mondo; ed è solo per il Re del Paese, che essa conosce bene come anch’egli la conosce. Poiché mai il Re passa di qui senza che la fontana lo attiri a sé. Ed egli vi fa il bagno duecentottantadue giorni. Ed essa ringiovanisce talmente il Re che non vi è Uomo che lo possa vincere…”.

Tornai quindi alla Fontana di nascosto, cominciai ad aprire tutte le chiusure fatte a misura; e cominciai a guardare il mio Libro, che avevo vinto, e per via del suo grande splendore (quanto era il mio desiderio di dormire), cadde nella Fontana, ed io ne rimasi corrucciato e meravigliato. Infatti volevo conservarlo a mio onore, essendomelo guadagnato. Mi misi dunque a guardare dentro, ma lo persi completamente di vista. Cominciai così a svuotare la Fontana, e lo svuotai così bene e accuratamente che non vi rimase che la decima delle dieci parti. E mentre credevo di svuotare tutto, restavano tutte intere. E mentre mi affannavo a far questo, sopraggiunse all’improvviso della Gente, e non potei più estrarre l’acqua. Ma prima di andarmene, avevo chiuso bene tutte le aperture, di modo che non vedessero che avevo svuotato la Fontana né che vi avessi guardato e quindi mi portassero via il Libro. Allora il calore del Bagno, che era tutt’intorno per bagnare il Re, si accrebbe e si accese, e per la malefatta restai in prigione per quaranta giorni, uscii di prigione, tornai a guardare la Fontana. Vidi nuvole nere e cupe che ristettero a lungo; ma insomma, alla fine di tutto vidi tutto ciò che il mio cuore desiderava, e non feci più fatica. Così, anche tu non ne farai, se non ti svierai su una strada funesta e sbagliata, non facendo le cose che la Natura richiede».

 Bernardo Trevisano, citato in Alchimia di Titus Burckhardt