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L’ombra della Luce

Posted in Uncategorized on Ottobre 7, 2009 by Nuit

“Difendimi dalle forze contrarie,
la notte, nel sonno, quando non sono cosciente;
quando il mio percorso, si fa incerto.
E non abbandonarmi mai…
Non mi abbandonare mai!
Riportami nelle zone più alte
in uno dei tuoi regni di quiete:
E’ tempo di lasciare questo ciclo di vite.
E non abbandonarmi mai…
Non mi abbandonare mai!
Perché le gioie del più profondo affetto,
o dei più lievi aneliti del cuore,
sono solo l’ombra della luce.
Ricordami, come sono infelice
lontano dalle tue leggi;
come non sprecare il tempo che mi rimane.
E non abbandonarmi mai…
Non mi abbandonare mai!
Perché la pace che ho sentito in certi monasteri,
o la vibrante intesa di tutti i sensi in festa,
sono solo l’ombra della luce”

Franco Battiato, L’ombra della Luce

La Scienza Sacra

Posted in Uncategorized on Settembre 29, 2008 by Nuit

[...] Nelle civilità di tipo tradizionale l’intuizione intellettuale è il principio di tutto. In altri termini, la pura dottrina metafisica costituisce l’essenziale e il resto vi si connette a titolo di conseguenza o di applicazione ai diversi ordini delle realtà contingenti.

Così stanno visibilmente le cose in fatto di istituzioni sociali e lo stesso vale per le scienze, cioè per le conoscenze riferentisi al dominio del relativo, le quali, in tali civiltà, appaiono essere semplici dipendenze, quasi prolungamenti o riflessi della conoscenza assoluta concernente i principi. Così tutto segue un vero criterio gerarchico: il relativo non vien concepito come inesistente, cosa che sarebbe assurda; esso vien preso in considerazione nella misura in cui lo merita e vien messo nel suo giusto posto, che può essere solo secondario e subordinato. E sul piano del relativo esistono anche gradi molto diversi, secondo che si tratti di cose più o meno lontane dal dominio dei principi.

René Guénon, La Crisi del Mondo Moderno

Il discorso di Dio all’uomo

Posted in Uncategorized on Settembre 25, 2008 by Nuit

17. Stabilì infine l’attimo artefice che a colui cui non si poteva dare nulla di proprio fosse comune quanto apparteneva ai singoli13.

18. Prese perciò l’uomo, opera dall’immagine non definita14, e postolo nel mezzo del mondo15 così gli parlò: «Non ti abbiamo dato, o Adamo, una dimora certa, né un sembiante proprio, né una prerogativa peculiare affinché avessi e possedessi come desideri e come senti la dimora, il sembiante, le prerogative che tu da te stesso avrai scelto.

19.La natura agli altri esseri, una volta definita, è costretta entro le leggi da noi dettate.

20. Nel tuo caso sarai tu, non costretto da alcuna limitazione, secondo il tuo arbitrio, nella cui mano ti ho posto, a decidere su di essa.

21. Ti ho posto in mezzo al mondo, perché di qui potessi più facilmente guardare attorno a quanto è nel mondo.

22. Non ti abbiamo fatto né celeste né terreno, né mortale né immortale16, perché come libero, straordinario17plasmatore e scultore di te stesso, tu ti possa foggiare da te stesso nella forma che avrai preferito.

23. Potrai degenerare nei esseri inferiori, che sono i bruti; potrai rigenerarti, secondo la tua decisione, negli esseri superiori, che sono divini».

Pico della Mirandola, La Dignità dell’Uomo

Esoterismo ed Exoterismo

Posted in Uncategorized on Settembre 24, 2008 by Nuit

[...] L’esoterismo è veramente, in rapporto all’exoterismo religioso, ciò che è lo spirito nei confronti del corpo, talché, quando una religione abbia perduto ogni punto di contatto con l’esoterismo, in essa non c’è più che «lettera morta» e formalismo incompreso, giacché ciò che la vivificava era la comunicazione effettiva con il centro spirituale del mondo, e quest’ultima può essere stabilita e mantenuta coscientemente soltanto dall’esoterismo e dalla presenza di una organizzazione iniziatica vera e regolare.

René Guénon, Considerazioni sull’Iniziazione

Il «Complesso della Marionetta»

Posted in Uncategorized on Agosto 25, 2008 by Nuit

Platone dice che gli esseri umani sono in realtà balocchi nelle mani di Dio per quello che hanno di meglio in sé stessi. Questo concetto – cioè che la cosiddetta «loro» vita è in realtà un divertimento divino, nel quale essi svolgono liberamente la loro parte nella misura in cui la loro volontà è assorbita in quella di colui che conduce il gioco – è una delle intuizioni più profonde cui sia mai arrivata la mente umana.

Come asserisce Jalalu’d d-Din Rumi, «chi non ha questa volontà così arrendevole non ha volontà alcuna»; che è quanto diceva anche Angelo Silesio (Johann Scheffler): «Tutto è un gioci condotto dalla Divinità, che per amor di Sé pensò alla creatura».

Chiunque accetti questo punto di vista comprende immediatamente di «dovere» agire in conseguenza; e, come indica l’espressione «camminare con Dio» di Platone, questa è per la marionetta la vera via, al di fuori della quale non vi è che assoggettamento passivo alle «spinte» e agli «strattoni» delle «passioni regnanti», giustamente così chiamate quando divengono i moventi del comportamento.

«Dovere» è espresso in greco con δει, da δεω, «lego», che deriva a sua volta da δεσμος, che è il «legame» per mezzo del quale, come dice Plutarco, Apollo lega (συνδει) a sé tutte le cose e le governa. Questo «legame» è precisamente il «filo d’oro» di Platone dal quale la marionetta deve essere mossa se vuole interpretare la sua vera parte, evitando i moti disordinati che sono provocati dai suoi desideri; nello stesso tempo questo «legame» costituisce le «redini» per mezzo delle quali i destrieri, i sensi, devono essere controllati perché non escano di strada. Questa è la «trama» da seguire fedelmente per interpretare la propria parte in maniera intelligente e spontanea, cioè «autentica».

Ananda K. Coomaraswamy in “Sapienza Orientale e Cultura Occidentale”

Protetto: .

Posted in Uncategorized on Luglio 9, 2008 by Nuit

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Sommo Pontefice e Imperatore

Posted in Uncategorized on Luglio 7, 2008 by Nuit

L’ineffabile Provvidenza di Dio propose all’uomo due fini: la beatitudine di questa vita, che consiste nell’esercizio della virtù propria ed è rappresentata dal Paradiso terrestre; e la beatitudine della vita etern, che consiste nel godimento della visione di Dio, cui la virtù umana non può ascendere se non soccorsa dalla luce divina, e che è rappresentata dal Paradiso celeste. A queste due beatitudini, come a conclusioni differenti, occorre giungere con diversi mezzi. Infatti giungiamo alla prima per mezzo degli insegnamenti filosofici, purché li seguiamo operando secondo le virtù morali e intellettuali; e alla seconda per mezzo degli insegnamenti spirituali, che trascendono la ragione umana,  purché li seguiamo operando secondo le virtù teologali: la Fede, la Speranza e la Carità. Benché tali conclusioni e mezzi ci siano stati mostrati (le une dalla ragione umana, che ci è manifestata interamente dai filosofi, gli altri dallo Spirito Santo, che mediante i profeti e i sacri scrittori, mediante Gesù Cristo, figlio di Dio a lui coeterno e i suoi discepoli, rivelò la verità soprannaturale a noi necessaria), l’umana cupidigia indurrebbe ad abbandonarli se gli uomini, come cavalli vaganti nella loro bestialità, non fossero “con il morso e con il freno” mantenuti sulla strada. Perciò fu necessaria all’uomo una duplice guida, corrispondente al duplice fine: cioè il Sommo Pontefice che, secondo la Rivelazione, guidasse il genere umano alla vita eterna, e l’Imperatore che, secondo gli insegnamenti filosofici, indirizzasse il genere umano alla felicità temporale. E poiché a questo porto nessuno o pochi (e a prezzo di gravi difficoltà)potrebbero giungere, se il genere umano non riposasse libero nella tranquillità della pace, sedati i flutti della cupidigia lusingatrice, il reggitore del mondo, che è detto Principe romano, deve tendere specialmente alla mèta seguente: che in questa aiuola dei mortali si viva liberamente in pace

Dante in De Monarchia

I custodi del segreto – brevi estratti

Posted in Uncategorized on Giugno 1, 2008 by Nuit

La lode sia resa ad Allah, Che ha prescelto alcuni dei Suoi servi, facendo di essi le Sue guide sulla terra. Egli ha abbellito il loro aspetto esteriore con l’adorazione a Lui resa e ha illuminato la loro interiorità con la Sua conoscenza e il Suo amore, ha fornito loro l’indicazione per conoscere la propria anima individuale (nafs); li ha messi in condizione di dominarla, facendogliene riconoscere gli inganni e li ha assistiti nel disprezzare quest’anima e nel ridurla a poco. [...]
[I Malamatiyya] sono gente intimamente vicina ad Allah, il Quale custodisce il loro segreto e li nasconde dietro la cortina dell’apparenza esteriore. Essi sono con la creazione in quanto creature, non si distinguono da loro nei mercati e nell’esercizio di un mestiere; ma sono con Allah nella loro realtà intima. La loro interiorità biasima il loro aspetto esteriore per la compiacenza che questo manifesta verso la creazione e perché con essa si dimostra come la generalità della gente. Il loro aspetto esteriore biasima la loro interiorità perché essa risiede in prossimità del Vero e non si cura della manifestazione e dell’insieme delle opposizioni; questo è lo stato delle guide e dei signori.
[...]
Le più grandi barriere che possano interporsi tra l’uomo e Allah sono tre: la scienza per il sapiente, l’adorazione per il devoto e la rinuncia per l’asceta. Il sapiente, se si rendesse conto che la scienza che possiede, quella di tutte le creature riunite e di ciò che Allah Altissimo ha rivelato al mondo non rappresenta che una sola linea di ciò che il Calamo divino ha vergato sulla Tavola custodita; e se considerasse quindi cos’è la sua scienza in rapporto con l’insieme delle conoscenze che Allah Altissimo ha manifestato alle creature, comprenderebbe che l’orgoglio per essa e il considerarla bella sono un errore puro. E l’asceta, se sapesse che Allah, Benedetto e altissimo, ha chiamato questo mondo con [tutte] le sue gioie “poco”, [comprenderebbe] quanto ancora meno sarà ciò che egli possedeva, e quindi quanto valeva il possesso a cui ha rinunciato; comprenderebbe così come la rinuncia a ciò che possedeva non meriti di essere motivo di presunzione. Se il devoto comprendesse il favore di Allah Altissimo su di lui, [favore] che lo ha messo in condizione di ricolgerGli le sue adorazioni, sparirebbe l’importanza che egli attribuisce alle sue adorazioni, in quanto egli scorgerebbe il favore di Allah Altissimo su di lui.
[...]
Chi non considera ciò che è presente nella sua coscienza come dovuto a una necessità naturale (idtirar), i suoi «istanti» interiori come illusioni ingannevoli (ightirar), i suoi stati come una trappola, le sue parole come un’invenzione, la sua devozione come un atto interessato in vista di una ricompensa (ijtiza’), commette un errore nel suo modo di considerare.